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Ospedale S. Antonio di Padova. L’Anaao denuncia: “A rischio 100 posti letto”

Nonostante le polemiche dei mesi scorsi, il processo di cessione del presidio dall’Ulss 6 all’Aou di Padova non si ferma. Ma neanche le polemiche tendono a fermarsi e oggi l’Anaao punta il dito contro l’assegnazione prevista di 274 posti letto al S. Antonio contro i 323 oggi esistenti. “E l’ipotizzato nuovo assetto con la cessione dell’Ospedale Sant’Antonio farà perdere un centinaio di posti letto”, denuncia il sindacato.


06 GEN - “Ora che ‘chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato’, con l’Ospedale Sant’Antonio ex-AULSS6 ceduto all’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Padova dal 1° gennaio 2020, fra l’euforia delle festività, in attesa del verdetto del TAR sui ricorsi presentati da Anaao Assomed contro il trasferimento, ci si chiede dove finiranno i suoi posti letto, destinati a un crescente drastico taglio, sempre più sconcertante, mentre i padovani ‘perdono’ l’ospedale della loro Aulss”. È quando denuncia il sindacato, che spiega: “In base a quanto sottoscritto dalle due Direzioni Generali, la situazione esistente vede oggi in capo al Sant’Antonio 323 letti, comprensivi di 50 posti delle Lungodegenze e di 10 posti della Riabilitazione. L’attuale scheda “situazione in itinere” prevista dalla DGR 614/2019 gli assegna un totale di 274 letti, comprensivi di 50 posti letto per l’Ospedale di Comunità ancora da attivare e che sostituirà impropriamente le due Lungodegenze ospedaliere. Verranno quindi a mancare all’appello 49 letti per acuti”.

In realtà, secondo quando denunciato dall’Anaao, il taglio dei posti letto era già iniziato negli anni passati. “Facendo un passo indietro alle precedenti schede ospedaliere - spiega la nota del sindacato -, al Sant’Antonio erano stati assegnati in realtà 337 letti, di cui 287 posti per acuti e 50 posti di lungodegenza. Significa quindi che in questi ultimi anni o non sono mai stati attivati o sono “spariti” 14 letti (337 preventivati meno 323 attuali). La riduzione di posti letto sopra esplicitata rispetto alle schede ospedaliere precedenti è quindi di 63 posti letti (14+49) che rappresenta un ulteriore impoverimento che sta mettendo sempre più in difficoltà i ricoveri ospedalieri dei pazienti acuti”.

E la situazione, evidenzia l’Anaao, “è destinata a diventare ancora più critica ed ingestibile: le lungodegenze fino ad oggi hanno reso ancora possibili le cure necessarie ai cittadini padovani, ma l’ipotizzato nuovo assetto con la cessione dell’Ospedale Sant’Antonio farà perdere un centinaio di posti letto”.
 


L’Ospedale di Comunità, spiega l’Anaao, “ha infatti una finalità diversa, territoriale e per pazienti con ridotte necessità assistenziali: dove saranno ricoverati i pazienti con elevate necessità assistenzali che oggi afferiscono alle lungodegenze ospedaliere? Già nella situazione attuale è spesso necessario il ricorso alla attivazione di ben 20 posti letto soprannumerari, i cosiddetti “letti in appoggio”, nei corridoi dei reparti ospedalieri indispensabili per garantire l’assistenza in una situazione organizzativa e gestionale intollerabile tenuta in piedi fino ad ora solo grazie alla abnegazione e alla dedizione dei medici e di tutto il personale sanitario. Tutti questi sono letti mancanti che vanno ulteriormente considerati nel fabbisogno generale. E che dire della Psichiatria, depauperata dalle schede di 12 letti da 32 a 20? E la Riabilitazione dove finirà? Sentiamo ancora solo qualche rassicurazione di rito, non garanzie di correzioni, revisioni e modifiche indispensabili”.

A queste carenze si sommerebbe infine “un ulteriore aggravio rispetto alle cure di bassa e media complessità a cui è sempre stato dedicato il Sant’Antonio, ovvero la mission dell’Azienda Ospedale-Università, che per la sua peculiare destinazione specialistica di centro Hub e per le cure erogate ad  alta  e  altissima  complessità  e  sotto  l’ala  universitaria  è di fatto destinata, anche secondo quanto rappresentato nel suo stesso atto aziendale a ‘ricoprire il ruolo istituzionale, assegnato dal PSSR, di ‘Azienda di riferimento regionale’, declinato nell'ambito dell'alta specialità, della didattica, della ricerca e dell'innovazione gestionale e tecnologica”, “realizzare il più alto livello di integrazione delle attività di assistenza, didattica e ricerca”, “consolidare e sviluppare il ruolo dell'AOUP come nodo della rete assistenziale e scientifica nazionale e internazionale”, “rappresentare un polo di attrazione per i pazienti e per tutte le figure professionali, anche a livello nazionale e sovranazionale’”.

Aspetti questi, secondo il sindacato, “imprescindibili che potranno indurre ad attivare ricoveri dedicati e programmati, per pazienti fuori provincia e fuori regione, sottraendo quindi ulteriori spazi agli attuali letti del Sant’Antonio per i cittadini padovani”.

In sintesi, spiega l’Anaao, “i posti letto del Sant’Antonio, in definitiva, scompaiono per le cure di media e bassa complessità, poiché fatti entrare dalla programmazione regionale in un’area di differente afferenza, mentre i pochi posti letto in più (circa 50) previsti negli ospedali ULSS della provincia di Padova non potranno certo compensare l’insostenibile taglio apportato, fermo restando che comunque in AULSS 6, nella città di Padova, non ci saranno più i 237 posti letto per le cure di media e bassa complessità”.

È pertanto “indispensabile”, secondo l’Anaao, “la totale revisione della errata e penalizzante programmazione sui posti letto nel padovano con il ritorno nella AULSS 6 dell’Ospedale Sant’Antonio, la cui cessione creerà un vuoto incolmabile ed enormi disagi per gli assistiti ed i loro famigliari”.

06 gennaio 2020
© Riproduzione riservata

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