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Stato di agitazione della medicina generale. Congiu (Smi): “Per rispondere all’inerzia della Regione Sardegna” 


Il sindacalista spiega come, “con il perdurare delle criticità acuite dalla pandemia è evidente la necessità, non più rinviabile, di rafforzare la medicina del territorio, mentre la Regione Sardegna non risponde all’appello”. Chiesto l’avvio di un confronto: “Occorre salvare la medicina di famiglia per assicurare i bisogni di salute a tutti i cittadini sardi”. LETTERA A SOLINAS E AI PREFETTI

07 SET -

“Abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione dei medici di medicina generale (mmg) perché in Sardegna non sono state recepite tutte le normative, previste dall'Accordo Collettivo Nazionale. Con il perdurare delle criticità acuite dalla pandemia è evidente la necessità, non più rinviabile, di rafforzare la medicina del territorio, mentre la Regione Sardegna non risponde all’ appello”. A comunicarlo, in una nota, Luciano Congiu, Segretario Regionale SMI rende pubblica la lettera inviata al Presidente della Regione Sardegna, all’Assessore alla Sanità, ai Prefetti delle province sarde, alla Commissione di Garanzia per l'attuazione legge sullo sciopero servizi pubblici essenziali, nonché poi ai Sindaci.

“Lo stato di agitazione è stato proclamato - continua Congiu - anche per esprimere la piena solidarietà ai medici della Continuità Assistenziale di Oristano e di Cabras nella difesa dell'organizzazione del loro lavoro, nella tutela della loro sicurezza e di quella di tutti i cittadini che hanno diritto ad un’assistenza di qualità . Tre medici, tutti gli altri dimissionari, non possono assicurare la copertura sanitaria di un bacino di utenza di oltre 40000 persone,di cui 6000 senza medico di famiglia, dovendo seguire numerose case di cura e ora, per ordine di servizio della ASL, anche la medicina del carcere. È umanamente impossibile e al di fuori di ogni norma contrattuale e di sicurezza sul lavoro mentre le paghe restano invariate e i carichi di lavoro eccessivi stanno obbligando i professionisti a scegliere di abbandonare il pubblico”.

Per il sindacalista dello Smi “occorre riprogrammare i fondi per le indennità poiché non sufficienti a garantire un equo compenso a tutti i medici di medicina generale a parità di attività ed eliminare il carico burocratico eccessivo che sommerge il lavoro dei medici. Occorre incentivare anche economicamente chi è disposto a svolgere la propria attività nelle aree disagiate e disagiatissime della Sardegna. I medici ci sono per assicurare i loro servizi, ma la Regione Sardegna sta facendo di tutto per farli scappare dal Servizio Sanitario Pubblico così come sta succedendo ad Oristano, dove anche gli ultimi 3 colleghi di Oristano che erano rimasti in servizio”.

“Di fronte a questa grave situazione, in cui versa la medicina generale – conclude Congiu - , chiediamo la convocazione, entro e non oltre 10 giorni del Comitato Regionale per ridefinizione Accordo Integrativo Regionale al fine di affrontare il problema delle zone disagiate e disagiatissime con la loro certa individuazione. Chiediamo di avviare i percorsi di de- burocratizzazione dell'attività della Medicina Generale e definire i compiti per la MG con percorsi stabiliti ed emolumenti previsti e certi per l'attuazione degli stessi. Occorre salvare la medicina di famiglia per assicurare i bisogni di salute a tutti i cittadini sardi”.



07 settembre 2023
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