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Gli stati d’animo della professione infermieristica

di Pierpaolo Volpe

02 AGO -

Gentile direttore,
ricevo costantemente missive da parte dei colleghi infermieri nelle quali mi viene rappresentato il loro stato d'animo sotto l'aspetto del riconoscimento professionale. È comune a tutti i professionisti la demotivazione, la frustrazione e il desiderio di abbandono della Professione.

Forte e toccante è la frase "tornassi indietro cambierei Professione". Questi "stati d'animo" dei Professionisti infermieri, sono frutto di un sistema vetusto, poco attrattivo e valorizzate che non riconosce il valore, le competenze e l’essenza degli infermieri.

Una domanda nasce spontanea: cosa si è fatto in questi anni che contrastare il fenomeno della frustrazione lavorativa e della demotivazione? Quali sono le misure poste in essere da tutti gli stakeholders per ridare dignità ad una professione che è centrale nel funzionamento del Sistema Salute?

Sono tutte domande che inducono riflessioni profonde e di analisi dei vari sistemi regionali che producono, già da ora, notevoli differenziazioni non solo nella erogazione delle prestazioni sanitarie, ma anche in tema di modelli organizzativi.

La Professione infermieristica è imbrigliata in una fitta rete di determinanti che la rendono scarsamente attrattiva: retribuzioni non in linea con la media europea, eccessive responsabilità rispetto al “quantum” percepito dai Professionisti, scarso riconoscimento sociale, scarsità di risorse destinate al personale del SSN, carente impegno del decisore politico, forte influenza delle altre Professioni e scarsa propensione al cambiamento del paese.

Lo scarso coraggio del decisore politico degli ultimi 40 anni, soprattutto nell’operare una rivisitazione del sistema, oltre che la scarsa manutenzione del sistema sanitario nazionale, relegato a fanalino di coda e da “bancomat” del paese quando c’era da operare tagli per il reperimento di risorse da destinare alla compensazione del sempre crescente debito pubblico, ha generato la situazione paradossale in cui viviamo oggi, che vede un crescere nei professionisti in sentimento di abbandono della professione che ritengo essere una delle più belle, non solo in Italia, ma nel mondo.

La storia dell’assistenza infermieristica in europea traccia il solco da cui nascono di presupposti per amare una Professione così entusiasmante, ma anche bistrattata e scarsamente considerata che ha fatto perdere a miglia di professionisti il desiderio di esercitarla.

La disciplina infermieristica rappresenta un mantra da cui non può prescindere un sistema salute che mette al centro la “persona assistita” in un sistema multidisciplinare e multidimensionale.

È compito, quindi, della Comunità professionale infermieristica aprire un dibattito serio sul futuro della Professione analizzando il rischio di snaturare l’essenza dell’infermiere e dello specifico professionale.

Spesso a muovere il legislatore non è un reale interesse al cambiamento o non sono i bisogni di salute della popolazione, ma lobby ed interessi economici, soprattutto di risparmio della spesa pubblica, che rischiano di cantare un definitivo de profundis ad una delle Professioni storiche, piene di valori e radici come quella infermieristica.

Ogni cambiamento deve prevedere, di contro, una contropartita vera ed immediatamente esigibile che vada a migliorare lo status dei professionisti, per questo auspico la ripresa di un accesso e frizzante dibattito sul futuro della Professione infermieristica.

Dott. Pierpaolo Volpe

Presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche
Provincia di Taranto



02 agosto 2024
© Riproduzione riservata

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