"Stop ai decreti con tagli lineari. I cittadini potrebbero reagire con gravi forme di protesta." Questo è l'appello lanciato daal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva al commissario ad acta della Regione Lazio, Enrico Bondi e al ministro della Salute, Renato Balduzzi.
"Ci troviamo davanti ad una crisi senza precedenti e con una classe dirigente regionale incapace di affrontarla con serietà e competenza”, aggiunge il Tdm. “Siamo consapevoli che ormai è necessaria una vera svolta sia per la classe politica che per tutti quegli attori che, come il sindacato e le imprese che in questi anni sono stati anch’essi responsabili di azioni poco incisive e/o con atteggiamenti a dir poco ambigui nei confronti delle Istituzioni regionali”.
“I cittadini del Lazio – prosegue la nota del Tribunale per i diritti del malato - si trovano a fare i conti con abusi e disservizi, a dover ricorrere all’ospedale per assenza di alternative accettabili, a non avere informazioni sui servizi, a subire le liste di attesa, ad avere rapporti con personale poco attento ai loro diritti. Resta pesante l’invadenza della logica della spartizione partitica nelle nomine dei direttori generali e anche dei responsabili di dipartimento, privilegiando l’appartenenza politica piuttosto che la competenza. Ciò continua ad avvenire in molte situazioni e rischia di far passare in secondo piano la qualità e il servizio al cittadino. In mezzo a tutto questo sono presenti nella nostra regione eccellenze in quasi tutti gli ospedali pubblici che ogni giorno garantiscono cure a adeguate ai cittadini”.
Il Tribunale per i diritti del Malato, “riconosce che la salvaguardia del servizio sanitario pubblico - incompatibile a qualsiasi taglio lineare - passa attraverso una profonda innovazione organizzativa, che elimini gli sprechi, perseguendo l’appropriatezza e l’efficacia dei servizi, facendo leva sulla partecipazione, contribuendo ad un’introspezione critica nell’ambito del Ssn ed offrendo capacità progettuali e propositive”.
Lancia quindi tre proposte “concrete” che “potrebbero sfociare in decreti veri e propri”:
1. che sia sviluppata un’approfondita disamina dei bisogni e delle esigenze sanitarie sul territorio, e, procedendo ad una razionalizzazione e semplificazione dei setting di cura basati sulla medicina dell’evidenza, verificare le dislocazioni dei presidi e dei servizi, per puntare ancor più meticolosamente sull’appropriatezza, qualità e sicurezza dei servizi stessi;
2. che si tenga conto del trend demografico - con l’incremento della senescenza e della denatalità - e della diversa composizione sociale - con il fenomeno dell’immigrazione - ripensando complessivamente ed unitariamente i servizi pubblici per la salute:
a) incrementando la prevenzione (tout court) e nelle diverse condizioni assistenziali;
b) riequilibrando gli interventi, dall’ospedale al territorio;
c) ma anche riqualificando l’assistenza: negli ospedali, attraverso i principi dell’intensità di cura e sul territorio, mediante l’istituzione delle Case della salute e l’applicazione generalizzata della “sanità di iniziativa” per la gestione delle cronicità, nell’ambito del “chronic care model”;
3. che – secondo una tradizione partecipativa - si apra un autentico e costruttivo confronto su queste problematiche al quale siano chiamati i cittadini e le loro rappresentanze, come portatori di conoscenze, esperienze, progettualità e riscontri: contributi da considerare particolarmente preziosi, ove si intenda il Servizio Sanitario Nazionale in un’accezione sistemica e si voglia praticare un governo democratico negli interventi strutturati finalizzati alla salute.