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Lunedì 11 MAGGIO 2020
In Piemonte tre livelli di monitoraggio della Fase2 per giocare d’anticipo

I tre livelli sono rappresentati dai dati regionali ricavati dagli 21 indicatori individuati dal Ministero della Salute; da un focus quotidiano su curva di contagio, fattore R0 e comparsa di eventuali focolai; dall'analisi territoriale dell’impatto dell’emergenza sulla situazione economica e sociale. Accordi con i medici e pediatri di famiglia che potranno, tra le altre cose, porre direttamente in quarantena il “sospetto positivo” e attivare la procedura di effettuazione del tampone diagnostico. A Torino e Novara parte la prima fase della sperimentazione delle cure con il plasma.

La Regione Piemonte ha deciso di adottare tre livelli di monitoraggio della cosiddetta Fase2: alla predisposizione dei dati che settimanalmente vanno inviati al Ministero della Salute per le valutazioni di competenza si aggiungono un monitoraggio quotidiano della situazione sanitaria ed uno bisettimanale di carattere economico e sociale, nella convinzione che "solo un’attenta analisi del maggior numero di indicatori possibile può consentire di giocare d’anticipo sulla modulazione delle risposte ai vari scenari”. Ad illustrare il piano è una nota della Regione diramata a margine di una videoconferenza con il presidente Alberto Cirio, il vicepresidente Fabio Carosso, gli assessori Luigi Icardi e Matteo Marnati e numerosi tecnici del settore (tra cui il commissario per l’emergenza Vincenzo Coccolo, il coordinatore del gruppo di lavoro per la medicina territoriale Ferruccio Fazio, l’epidemiologo dell’Imperial College e consulente della Regione Paolo Vineis).

“Siamo entrati entrati in un periodo estremamente atteso, che ha molte aspettative per tornare a una nuova normalità ma che deve essere interpretato con la prudenza e il senso di responsabilità che la Regione deve avere. Per questo abbiamo voluto incrementare i controlli sull’evolversi della situazione nelle varie aree del Piemonte”, ha detto Cirio.

Icardi ha aggiunto che “siamo in grado di rispondere al Ministero con dati affidabili e sicuri grazie alla Piattaforma Covid, che grazie al lavoro svolto da 6.000 operatori sanitari contiene tutte le informazioni necessarie sul percorso di cura dei contagiati fino alla guarigione e garantisce alla cabina di comando gli strumenti in tempo reale per prendere le decisioni più opportune”, mentre Carosso ha ricordato che il Comitato di monitoraggio istituzionale “analizzerà la situazione dei trasporti pubblici e delle imprese e attività aperte, verificando che tutti facciano la propria parte per evitare ricadute e dare indicazioni su come gestire le eventuali criticità".
 
 
Il monitoraggio
Sono tre i livelli di monitoraggio con cui la Regione Piemonte vigila sull’andamento del contagio:

1) elaborazione dei dati piemontesi raccolti dall’Unità di Crisi sulla base dei 21 indicatori individuati dal Ministero della Salute;

2) focus quotidiano dei livelli di attenzione locale sul modello elaborato e seguito dal prof. Vineis, che si basa su tre indicatori fondamentali: la curva del contagio, il fattore R0 (ovvero del numero medio di infezioni secondarie generato da ciascun individuo Covid positivo), la comparsa di eventuali focolai non solo geografici, ma anche ambientali (luoghi di lavoro, mezzi di trasporto pubblico e ambienti comunitari);

3) analisi territoriale istituzionale dell’impatto dell’emergenza sulla situazione economica e sociale, in coordinamento con Prefetture, Comuni capoluogo, Province, Asl, Unità di crisi, Consiglio regionale e con il supporto tecnico-scientifico dell’Ires, che analizza settimanalmente le eventuali criticità legate agli spostamenti dei cittadini nel trasporto (treni, autobus, metropolitane, aeroporti), negli esercizi ad alta affluenza (bar, ristoranti, tabaccherie) e nelle aree pubbliche, come giardini, parchi e mercati, al numero di attività produttive, commerciali e professionali aperte o ancora in situazione di chiusura, alle nuove povertà (buoni spesa, ricorso al Monte dei pegni).

I livelli di allerta
L’analisi dei dati consentirà la predisposizione di varie fasi di allerta (bianco/normalità, giallo/attenzione, arancione/preallerta, rosso/allerta) con grande attenzione agli ambiti ospedaliero, territoriale-sanitario e socio-economico, sulla base degli indicatori ministeriali che definiscono i livelli di allerta per l’attivazione delle eventuali e specifiche misure di contenimento, in accordo tra la Regione e Governo.

Accordo con i medici
I 3500 medici di base e pediatri di libera scelta diventeranno, come dice la nota stessa, “i primi attori sul territorio”. Un accordo tra le rappresentanze istituzionali e sindacali permetterà loro, alla luce del quadro clinico, di porre direttamente in quarantena il “sospetto positivo” e attivare in automatico tramite la piattaforma Covid Piemonte, la procedura di effettuazione del tampone diagnostico e del tracciamento dei suoi contatti.

E’ stato anche preparato un primo documento per consolidare le strutture della medicina generale, necessarie per seguire le malattie croniche e intercettare le epidemie. Un altro obiettivo è aumentare le associazioni tra medici per arrivare ad una medicina di gruppo come quella delle Case della salute. Per innalzare dal 30 al 40% il tetto imposto oggi alla medicina di gruppo e dal 34 al 60% quello della medicina di rete e per incrementare il personale la Regione si è impegnata a stanziare 15 milioni l’anno.

Ricerca
All’assessore all’Innovazione e Ricerca Matteo Marnati è stata affidata dalla Giunta una specifica delega alla Ricerca applicata per emergenza Covid-19, che verterà sul potenziamento, in particolare, della rete dei laboratori presenti in Piemonte.
È stato inoltre anticipato che il Piemonte ha avviato, a Torino e Novara, la prima fase della sperimentazione delle cure con il plasma per i malati Covid, che verrà presentata in modo approfondito la prossima settimana.

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