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19 GIUGNO 2016
La storia di un Ironman con un rene trapiantato



Gentile direttore,
da operatori sanitari ci sentiamo di girarle la storia di questo collega della sanità pubblica modenese, perché tra i tanti fatti e misfatti che si raccontano della sanità, questa è una storia di una Sanità che ha dato una speranza ad un uomo che è stato in grado di coglierla e di dare speranza e coraggio a tutti.
 
La storia è quella di Paolo Castelfranato, 39enne di Lanciano che da due anni vive a Mirandola per il suo lavoro all’Ausl come autista del 118. Una storia che i colleghi dell'AUSL e che  tra amici ci teniamo a raccontare dopo il suo ritorno a casa dalla competizione di Pescara di Ironman che si è tenuta da pochi giorni .
 
Sorriso dolce e voce gentile nascosti dietro una montagna di muscoli, Paolo dopo aver subito il trapianto di rene si è messo a gareggiare in Ironman, lo sport più pesante e duro, un triathlon che prevede di coprire distanze siderali di corsa, a nuoto e in bicicletta. Uno dopo l’altro. Roba che quando la finisci non ti chiedono “Quanto tempo ci hai messo?”, ma “Sei arrivato alla fine?”.
 
Paolo sognava di correrlo fin da bambino, quando come un novello Tantalo guardava in tv le corse. A lui era proibito correre, era vietato bere troppo o mangiare frutta in estate, i pomeriggi invece che a giocare in strada li passava in ospedale per la dialisi. E nelle lunghe ore di trattamento stringeva i denti e sognava: sognava di diventare grande e forte, e correre più veloce di tutti.
 
Nessuno avrebbe scommesso che ce l’avrebbe fatta, che avrebbe realizzato il suo sogno. Per chi ha una malattia come la sua, ambire a una vita e a un lavoro tranquillo è abbastanza. Ma a Paolo Castelfranato non bastava.
 
Aveva 28 anni quando il momento tanto atteso del trapianto è arrivato. A donargli il rene è un ragazzo giovanissimo, Luigi, morto in un incidente. Da qual momento Paolo vive anche per lui. E anche se è appena uscito dalla sala operatoria, anche se ha un rene solo comincia ad allenarsi.
 
Corre per le strade di Mirandola, pedala sugli argini dei fiumi, suda per tutte le viuzze della Bassa Modenese.
Per contenere la sua voglia di nuotare le piscine non bastano: appena può va al lago di Garda. Corre e vede il suo corpo cambiare, rispondere alla sfida: i medici di Modena e dell’Aquila che lo seguono dopo il trapianto non credono ai loro occhi, ma è così che la vita scalcia dopo che è stata in gabbia tanti anni.
 
Domenica è l’occasione attesa da anni, Paolo è pronto. Ormai ha scalato (letteralmente) tante montagne, ha corso maratone e gare ciclistiche. A Pescara c’è la gara Ironman 70.3: 1,9 chilometri a nuoto, 90 (sì, avete letto bene: novanta) chilometri in bici e 21 (ventuno) di corsa. Roba che solo a leggere viene il fiatone.
 
Paolo corre, pedala, nuota, lo ferma solo il traguardo. Ci arriva, alla fine.
E quando stringe in mano la medaglia il primo pensiero è per Luigi: “Questa medaglia vale doppio. Ti ho pensato in ogni curva e salita, alle discese a capofitto ad 80 all’ora, durante la maratona tra le lacrime di gioia e di sudore. Ha ringraziato tante persone per questo risultato, ma ha sempre detto che senza l'aiuto di Luigi e dei medici, senza il gesto di luigi lui non sarebbe qui a raccontarlo. Ha mantenuto la promessa e ha dichiarato: Luigi questa medaglia è nostra!”.
 
Di Paolo sono orgogliosi tutti, in primis i colleghi di lavoro del 118 e dell’ospedale di Mirandola, i familiari, gli amici. Lui nicchia, è imbarazzato da tanto affetto, dice che non vuole darsi arie ma vorrebbe che i ragazzi capissero che non devono mai buttarsi a terra, che vedessero quel che ha fatto come prova tangibile che la vita può ripartire in ogni momento, che “non ci sono limiti, e semmai i limiti sono solo in mente”.
Paolo Castelfranato è il secondo trapiantato al mondo a partecipare a questa competizione!
 
Noi tutti colleghi dell'AUSL in primis del 118 di Mirandola siamo orgogliosi di lui e siamo certi che il suo coraggio è una testimonianza per tutti!
 
 
Ciccio Arnaldo e i colleghi dell'AUSL Modena

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