quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Giovedì 14 APRILE 2016
“Basta con la disinformazione. L’Omeopatia è uno degli strumenti della medicina. Garattini non sa di cosa parla, perché non l’ha mai studiata”. Intervista all’AD di Boiron Silvia Nencioni

Non ha dubbi la manager della filiale italiana della più importante azienda omeopatica a livello mondiale: “L’omeopatia, o meglio ancora i medicinali omeopatici, rappresentano una possibile terapia fra le tante, punto. Non ha senso parlare di “altra medicina”. E alle critiche del direttore del Mario Negri risponde: “Non mi risulta che abbia compiuto ricerche scientifiche sui medicinali omeopatici: neppure una per la precisione”

Silvia Nencioni è in Boiron dal 1995 ed oggi ne è il manager (AD e presidente) della filiale italiana dell’azienda francese di medicinali omeopatici leader del mercato mondiale. E’ una farmacista e anche come tale tende a precisare subito che lei stessa “non si cura esclusivamente con l’omeopatia”, perché, spiega, “per noi i medicinali omeopatici rappresentano una possibile terapia fra le tante. Con le sue specificità e anche i suoi limiti, come tutte le terapie”.
 
Per questo non ha senso presentare l’omeopatia come un’ “altra medicina”. “Il nostro punto di vista, spiega, è che la medicina sia solo una, e che semmai molteplici siano gli strumenti terapeutici a disposizione di medici e farmacisti”.
 
Una visione tutt’altro che estrema quindi, ma che in ogni caso si scontra ancora con molte resistenze non solo scientifiche ma anche regolatorie, come quella che impedisce tutt’ora alle aziende di apporre sulle confezioni le indicazioni terapeutiche: “S’immagini cosa può voler dire avere in casa dei medicinali di cui non si ricorda neppure come vanno utilizzati perché non c’è scritto da nessuna parte”.
 
Dottoressa Nencioni, tra meno di due anni (dicembre 2018) entreranno a regime le nuove regole per l’autorizzazione in commercio dei medicinali omeopatici. Cosa cambierà per le aziende del settore?
In realtà i cambiamenti importanti per le aziende sono già avvenuti o stanno avvenendo proprio adesso. Da oltre 50 anni i medicinali omeopatici a uso umano sono presenti in Italia, mentre sono più di 20, era il 1995, che sono riconosciuti come medicinali grazie al decreto legislativo 185/95 che ha recepito la direttiva comunitaria 92/73/CE. Tuttavia, sebbene disciplinati come medicinali, gli omeopatici presenti sul mercato erano solo notificati dal Ministero della Salute, godendo di una autorizzazione “ope legis”, e non di una A.I.C “ufficiale”. E questo perché? Perché la fase di registrazione semplificata ha avuto 7 rinvii in 20 anni. Per quanto riguarda Boiron Italia, posso dire che stiamo alacremente lavorando ai dossier registrativi, per essere pronti a depositare la documentazione entro giugno 2017 come richiesto da AIFA. Per questo progetto abbiamo raggiunto punte di 10 persone nel team regolatorio, che per una filiale di un’azienda farmaceutica che fattura circa 55milioni di euro è davvero tanto.
 
Un passo avanti indiscutibile verso un diverso riconoscimento, anche procedurale, dell’omeopatia. Eppure questi farmaci ancora oggi non possono segnalare le proprie indicazioni terapeutiche sulle confezioni. Come mai? E pensate in ogni caso che ciò diventerà possibile anche in Italia come già avviene in molti paesi europei?
Si tratta di peculiarità tutta italiana che purtroppo non verrà sanata con questa registrazione in corso. Per poter inserire le indicazioni terapeutiche sul foglietto illustrativo sarebbe necessario effettuare, per le aziende produttrici, una procedura di registrazione “non semplificata” (vedi l’art. 18 del Decreto legislativo 219 del 2006). Questo articolo, che recepisce la Direttiva Europea 2001/83, prevede che possano essere emesse norme specifiche relativamente agli aspetti sperimentali, clinici e preclinici, in coerenza però con i principi e le caratteristiche dei medicinali omeopatici; tali norme permetterebbero l’inserimento dei campi di applicazione e della posologia sul “foglietto illustrativo” e sul packaging. A oggi, però, non sono ancora state emesse queste norme: ecco perché in Italia, a differenza della maggior parte degli altri stati europei, le indicazioni terapeutiche non ci sono, nonostante sappiamo bene che i pazienti le vorrebbero eccome. S’immagini cosa può voler dire avere in casa dei medicinali di cui non si ricorda neppure come vanno utilizzati perché non c’è scritto da nessuna parte… Per le aziende poi, questo impedimento si lega anche al divieto di fare pubblicità: quante pubblicità sono in corso sui colliri in questo momento? Direi parecchie. Noi invece non ne possiamo fare, nel senso che non possiamo citare il nome del nostro prodotto, che peraltro è apprezzatissimo dai pazienti. Direi che sul piano di comunicazione non siamo sicuramente equiparati alle altre aziende. Ad ogni modo, stiamo lavorando anche su questo punto con le istituzioni e confidiamo di poter presto risolvere questa questione.
 
Per Boiron l’omeopatia non è una “medicina alternativa”, non è una branca medica che si contrappone alla medicina “ufficiale” o allopatica. In sostanza, voi dite, l’omeopatia è uno strumento in più in mano ai medici. Ci può spiegare meglio questo concetto?
Intanto troppo spesso si sente parlare di “omeopatia” come di un’ “altra medicina”, mentre il nostro punto di vista è che la medicina sia solo una, e che semmai molteplici siano gli strumenti terapeutici a disposizione di medici e farmacisti. L’omeopatia, o meglio ancora i medicinali omeopatici, rappresentano una possibile terapia fra le tante, punto. Con le sue specificità e anche i suoi limiti, come tutte le terapie, che magari ne hanno altri. Tra i vantaggi propri di questi farmaci, c’è  sicuramente il fatto che possono essere utilizzati da soli, in modo esclusivo, per alcune patologie o sintomi, o in associazione con altre terapie, come nel caso dell’oncologia, in cui l’omeopatia viene prescritta in associazione alla chemioterapia, alla radioterapia e all’ormonoterapia per ridurne gli effetti collaterali e quindi per migliorare l’aderenza terapeutica di quei farmaci necessari per curare il cancro, ma anche “pesanti” per l’organismo.
Quindi, a mio parere, un medico che è in grado, al bisogno, di prescrivere anche i medicinali omeopatici ha semplicemente uno strumento terapeutico in più per il proprio paziente. Idem per il farmacista, che può proporre nel suo consiglio un farmaco senza effetti collaterali ed efficace in prima scelta o in affiancamento.
 
Un’altra vostra tesi è che, conseguentemente, non hanno molto senso coloro che si definiscono “solo” omeopati, rifiutando in qualche modo qualsiasi collegamento o interazione con la medicina allopatica. E’ così?
I medici e i farmacisti che prescrivono o consigliano medicinali omeopatici, sono appunto prima di tutto medici e farmacisti, laureati e formati alla prescrizione e al consiglio dei medicinali tutti. La competenza in omeopatia è un passo successivo; una volta ottenuta la laurea, visto che in Italia l’omeopatia non è ancora materia di studio nelle facoltà universitarie, è possibile frequentare delle scuole di formazione specifiche. Per questo, la competenza in omeopatia può essere uno strumento in più, ma non va a sostituirsi al resto. Io ad esempio sono farmacista, e come molti colleghi in azienda, non mi curo esclusivamente con i medicinali omeopatici. Ma questo è normale. Come se ci si curasse solo e sempre con antibiotici o vaccini. A seconda della patologia o del sintomo si sceglie il medicinale più opportuno, che si userà da solo o in associazione con altri farmaci.
 
In ogni caso sono ancora in molti a sostenere che l’omeopatia non mostra evidenze scientifiche dei suoi presunti effetti terapeutici. Garattini è arrivato addirittura a chiedere di mettere sotto accusa i medici che la prescrivono e i farmacisti che la vendono. Come risponde a queste accuse?
Ho molta stima per Garattini quando si esprime su temi che ha studiato. Non mi risultano tuttavia a suo carico ricerche scientifiche sui medicinali omeopatici: neppure una per la precisione. Si assiste spesso in Italia a persone che denigrano l’omeopatia senza mai averne fatto esperienza, né scientifica, né clinica. Al contrario medici e pazienti che fanno uso dei medicinali omeopatici, ne riscontrano quotidianamente l’efficacia. Ho conosciuto, in 20 anni di esperienza nel settore, ricercatori dubbiosi rispetto a questi farmaci. Cito in particolare tre scienziati italiani, il professor Bellavite, ematologo dell’Università di Verona, la professoressa Betti, fitopatologa all’Università di Bologna, e ancora il prof. Dei, chimico presso l’Università di Firenze. Hanno iniziato a fare ricerca sulle soluzioni infinitesimali per dimostrare che oltre il numero di Avogadro non succedeva niente, ma poi, loro malgrado, hanno dovuto ricredersi! Hanno ottenuto e continuano a raggiungere risultati eclatanti e oggi sono sostenitori e appassionati di omeopatia. L’esito delle loro ricerche è reperibile su pubmed; chi volesse approfondire troverà molte pubblicazioni, anche ripetute e riconfermate. Insomma quello che più mi fa pensare è che siano proprio dei ricercatori a non prendere in considerazione ipotesi distanti da conoscenze acquisite. Ho sempre pensato che tutte le nostre evoluzioni si siano realizzate a seguito di pensieri inverosimili che poi si sono dimostrati reali.
 
Pensa che sia fantascienza immaginare che prima o poi l’omeopatia possa diventare parte integrante dei Lea?
La visita da un medico omeopata è già parte integrante dei Lea in alcune regioni; apripista è stata la Toscana, ma oggi anche altre regioni hanno integrato nei Lea le visite omeopatiche. In Toscana, inoltre, c’è il primo ospedale che tratta i pazienti degenti anche con medicinali omeopatici. Primo caso in Italia. All’estero la situazione è differente. In Francia, per esempio, la maggior parte dei medicinali omeopatici sono rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale. Teniamo anche conto che una forma di rimborso c’è, nel senso che i farmaci omeopatici, così come la visita da un medico omeopata, da anni in Italia sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi.
 
Cesare Fassari

© RIPRODUZIONE RISERVATA