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Giovedì 25 LUGLIO 2024
Il Tavolo per la revisione del DM 70 e DM 77 ha compiuto un anno e nessuno gli fa gli auguri?



Gentile direttore,
il 20 luglio 2023 qui su Qs trovavamo l’annuncio che finalmente il Tavolo ministeriale per la revisione del DM 70 e del DM 77 aveva trovato la sua definitiva composizione ed erano state definite la sua organizzazione e i suoi obiettivi. Un po’ di storia di questo Tavolo può forse aiutare. In una primissima versione il Tavolo istituito dal Capo di Gabinetto del Ministro della Salute Orazio Schillaci aveva una composizione tutta declinata al maschile con una forte preponderanza della componente clinica e universitaria (qui il mio commento immediato su Qs). La composizione della Commissione faceva pensare che essa fosse stata soprattutto pensata come una risposta alla richiesta del Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani che già alcuni mesi prima aveva resa nota l’esistenza di un tavolo di consultazione col Ministro.

Le proteste per la composizione del Tavolo furono così diffuse e vibranti che si arrivò alla definitiva composizione di 76 esperti a vario titolo, quelli dell’articolo su Qs di un anno fa (prima c’era stata anche una versione taglia 52, sempre come numero di componenti). Da questo articolo si ricavava che il Ministero aveva affermato il giorno prima che sarebbero stati costituiti 5 sottogruppi di lavoro per specifiche tematiche tecniche correlate ai due decreti e che si prevedeva la possibilità di svolgere audizioni con ulteriori esperti e soggetti terzi.

I lavori si sarebbero dovuti concludere entro il 31 ottobre (si presume 2023). Ovviamente i lavori non si sono conclusi, né sono stati prodotti documenti intermedi. Del resto i sottogruppi (come ho scritto in un altro mio successivo intervento) avevano una articolazione per argomenti e una composizione prive, parere mio, di qualunque logicità. I sottogruppi avrebbero dovuto lavorare rispettivamente su Standard Organizzativi e Tecnologici (Società scientifiche cliniche, università e ricerca), Requisiti organizzativi e competenze (Federazioni, ordini, collegi), Criticità contrattuali: organizzazione del lavoro (due gruppi distinti per medici e comparto) e Sistemi, reti e percorsi (rappresentanza mista, molto mista, troppo mista di rappresentanti di organismi pubblici e privati). Riprendo i miei due commenti di allora: ma come si fa a lavorare separatamente sull’organizzazione del lavoro tra dirigenti e comparto? E come si fa a lavorare separatamente sugli standard organizzativi e tecnologici e sulla organizzazione del lavoro?

Al di là delle troppe note di colore che hanno contrassegnato il percorso di questo Tavolo ministeriale, vale la pena di porsi qualche domanda e fare qualche riflessione. La prima domanda importante è: la gestione della grave crisi del Ssn può fare a meno di strumenti programmatori e organizzativi come i due DM 70 e 77? La risposta è sicuramente no. Mi limito al DM 70 del 2015 che è quello che conosco meglio e che, come qui tutti sanno, definisce gli standard programmatori e organizzativi delle reti ospedaliere regionali, comprese quelle dell’emergenza territoriale. In queste reti altamente energivore in tutti i sensi sono impigliate in modo inappropriato notevoli quantità di risorse a partire da quelle umane. Una buona parte dei turni affidati alle cooperative riguarda ad esempio strutture ospedaliere e funzioni (a partire da quelle di area chirurgica e di area materno-infantile) con forti margini di razionalizzazione e quindi di recupero di risorse. Invece di applicarlo e adattarlo alle nuove criticità (il DM 70 è del 2015 e da allora c’è stata la pandemia e sono esplose tutte le questioni legate alla pessima programmazione delle risorse umane) di fatto non viene monitorato dagli organi centrali che preferiscono adattarlo alle esigenze politiche delle singole realtà regionali (anche su questo ho scritto pochi giorni fa su Qs).

La seconda domanda è: perché la politica dello struzzo sulle ridondanze e inefficienze della assistenza ospedaliera nel Ssn ha un grande appeal visto che quasi nessuno ne parla, mentre ad esempio sulla ridondanza del privato il coro è unanime? Siamo proprio sicuri che gli effetti negativi del ruolo del privato siano superiori a quelli di una gestione populista della assistenza ospedaliera? Quanto a quest’ultima domanda, ad esempio nelle Marche non vi è alcun dubbio che faccia molto più danno la gestione populista della sanità rispetto a quello eventualmente determinato dalla componente privata. Quasi mai, per non dire mai, negli appelli per la difesa del Ssn, qualunque sia la loro impostazione (e ce ne sono diverse), compare come criticità lo squilibrio tra ospedale e territorio.

Tutti a parlare di integrazione o continuità tra le due componenti (il che va ovviamente benissimo), ma pochissimi a parlare dello squilibrio nella distribuzione delle risorse tra le due principali componenti strutturali del sistema sanitario, uno squilibrio tutto a favore dell’ospedale. Insomma, il tema della razionalizzazione e qualificazione delle reti ospedaliere non acchiappa (o come si direbbe oggi non è da clickbait), nessuno ha voglia di “parlare male” degli ospedali e così il DM 70 che nasce per farlo funzionare “meglio” riceve per lo più critiche malevoli che dimostrano che chi le fa spesso non lo ha letto, figuriamoci studiato.

Terza e ultima domanda: ma a questo punto che auguri facciamo al Tavolo sulla revisione dei DM 70 e 77 che ha appena compiuto un anno? Mi verrebbe da augurargli di dire le prime paroline, nella speranza che siano comprensibili e utili. Ma ho poche speranze, specie sulla utilità.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

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