quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Venerdì 14 APRILE 2023
I Forum di QS. Sanità pubblica addio? Papini: “Un altro genere di sanità per un altro genere di salute”

Per fare questo c’è bisogno di convergere su piattaforme comuni, il più possibile condivise, con i soggetti politici e sociali, gli attivisti e le attiviste del movimento per la salute, femministe e transfemministe, per la pace e per il clima, i lavoratori e i cittadini, perché, dall’istituzione del Ssn con la Legge di Riforma Sanitaria n. 883 nel 1978, si è assistito ad un vero e proprio attacco al diritto alla salute con un grave impoverimento culturale

Mi vorrei inserire anch’io in questo forum ispirato dal nuovo libro di Ivan Cavicchi “Sanità pubblica addio, il cinismo delle incapacità”. Scrivo questo contributo dopo essere tornata da Milano per la manifestazione in occasione della giornata mondiale della salute (che ricorre ogni 7 aprile) dal titolo volutamente provocatorio: “Sano come un pesce?” e che ha visto la partecipazione di oltre cinquemila persone in piazza Duomo, indetta da Medicina Democratica, dalla Campagna Dico32 e dal Forum per il Diritto alla Salute e alla quale hanno aderito circa 60 tra associazioni, movimenti di lotta, femministi e transfemministi, sindacati di base e confederali, partiti politici di opposizione e, con importanti messaggi di solidarietà inviati da Carmen Esbrì, Portavoce delle Mareas Blancas di Spagna; Ramon Vila, Segretario Nazionale del Sindacato SUD Santé Sociaux/Union syndicale Solidaires, Francia; Yves Hellendorff, Segretario Nazionale della CNE, Sindacato della Sanità, del sociale e della cultura, Belgio.

Come Forum per il Diritto alla Salute, dal 2016, prima come gruppo informale di operatrici ed operatori sanitari e poi come associazione abbiamo più volte denunciato tutte le contraddizioni e gli attacchi al diritto alla salute che subiamo da decenni.

Solo negli ultimi 10 anni si sono tagliati 10 mld di fondi per la sanità, 5818 posti letto. Con tutti i governi.

CREA Sanità ha calcolato che il finanziamento del nostro SSN è al di sotto di almeno 50 miliardi di euro rispetto agli altri paese europei.

Il governo guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni mentre ha bloccato il tetto di spesa sul personale ha riparlato di tagli lineari! Quelli già attuati dal governo Monti del 2012.

In alcune regioni come il Lazio e che ha avuto una giunta di centrosinistra per 9 anni, si parla di nuovo di commissariamento.

Ad un certo punto di questa fase di controriforme, come le chiama e le analizza Cavicchi nel libro, noi del Forum per il Diritto alla Salute abbiamo scoperto, studiando, che alcune regioni, avevano speso migliaia di euro (risorse pubbliche) per cambiare i loghi, appunto, delle ASL e della Aziende Ospedaliere da "Servizio Sanitario Regionale" a "Sistema Sanitario Regionale", cambiando la parola “Servizio” con “Sistema”.

Partiamo semplicemente da questo cambio che non è di carattere semantico, ma politico.

La parola Servizio era stata messa in corrispondenza alla parola diritti con la Legge 833/78 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale per rispondere all’art. 32 della Costituzione che parlava per la prima volta di diritto fondamentale alla salute. La cultura dei servizi legata alla parola diritti ha emancipato il nostro paese dalla cultura della beneficienza e del paternalismo assistenziale.

La parola Sistema, invece, è usata dall’Università Bocconi quando forma i Direttori Generali che sono a capo delle Aziende Sanitarie e che sono figure anacronistiche e monocratiche di stampo patriarcale e paternalistico, “l’uomo solo al comando” - non va bene nemmeno quando sono donne - che governano spesso come monarchi occupandosi sempre meno di rispondere ai bisogni di salute delle persone, ma avendo come obiettivo il pareggio di bilancio, che si è ottenuto in questi anni con tagli e ridimensionamenti dei servizi.

La parola “Servizio” ha una valenza etica e sociale che la parola “Sistema” non ha, ma questa serve a giustificare che il Servizio Sanitario Nazionale pubblico e il privato in tutte le sue forme (accreditato, esternalizzato, convenzionato, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali convenzionati, singoli professionisti a Partita IVA, lavoro interinale) collaborano, appunto, per fare “Sistema”.

La parola "Sistema" al posto di "Servizio" Sanitario Nazionale noi del Forum per il Diritto alla Salute, oltre ad andare contro la legislazione vigente, la respingiamo fortemente.

Servizio significa che deve essere sempre garantito, così si risponde al “diritto alla salute fondamentale” come dice la nostra Costituzione.

Le nostre proposte per il diritto alla salute, al benessere, alla prevenzione e alla cura di tuttɘ

Non come tecnici, ma come esperti perché ne fanno esperienza ogni giorno, col proprio lavoro e toccano con mano e sulla propria pelle questo “cinismo delle incapacità”, osiamo fare alcune proposte elaborate con lo studio, l’attivismo e la militanza nei movimenti di lotta per il diritto alla salute in questi ultimi anni e che richiedono un cambio di paradigma.

Prima di tutto, non basta solo rifinanziare il SSN, se poi le risorse rivanno al privato che oggi ha oltre il 50% in Regioni come Lazio, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e che con le esternalizzazioni si arriva al 75%.

Bisogna ritornare ad un Servizio Sanitario Nazionale - produttore diretto di servizi - universalistico e fondato sulla fiscalità generale.

La salute, la prevenzione e la riabilitazione come fatto collettivo e non solo individuale in tutte le politiche come pratica femminista, transfemminista e come tema intersezionale.

Inutile parlare di prevenzione o sanità territoriale se non si opta per la produzione diretta del servizio, problema comune ad altri settori pubblici come scuola ed Enti Locali.

Cosa fare subito?

In particolare proponiamo concretamente:

L’aumento dei finanziamenti per la sanità vincolato al solo Servizio Sanitario Nazionale propriamente detto e non alle strutture sanitarie convenzionate e accreditate attraverso una riduzione significativa delle spese militari come proposto dalla campagna Sbilanciamoci!

Diritto alla salute e ripudio della guerra, vanno insieme.

Contemporaneamente: blocco di tutte le esternalizzazioni e piano di reinternalizzazioni di convenzionamenti e accreditamenti con privati.

Blocco dell’intramoenia e delle assicurazioni sanitarie integrative nei CCNNLL e abolizione della deducibilità fiscale.

Un piano straordinario di assunzioni nel SSN - mancano circa 40.000 medici e 70.000 infermieri - con graduatorie nazionali e regionali a scorrimento per qualifiche e discipline che tenga conto del Piano di reinternalizzazioni per evitare licenziamenti ricattatori da parte degli imprenditori privati.

Attuazione del “diritto all’adeguatezza”, come lo chiama Ivan Cavicchi, cioè revisione dei requisiti organizzativi non più ai minimi, ma “adeguati” alla risposta delle complessità assistenziale alla quale si risponde oggi e che si misura attraverso scale di valutazione che si sono elaborate in base a prove di evidenza scientifica.

CCNL unico tra tutti i lavoratori sia della sanità pubblica e che di quella privata e adeguamento degli stipendi agli standard europei, non 40 contratti diversi come sono oggi nelle RSA, stipulati spesso tra padroni e sindacati gialli.

Investire nella formazione per una nuova cultura di organizzazione del lavoro in sicurezza per la prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro dove, in particolare, si sono registrati troppi infortuni anche mortali.

Istituzione di forme di partecipazione e controllo democratico da parte dei Comuni, dei Municipi, dei lavoratori e delle collettività per questo come anticipato sopra deve essere abolita e superata la figura monocratica, anacronistica e autoritaria, patriarcale e paternalista del Direttore Generale delle Aziende sanitarie.

Superamento del modello aziendalista e aumento del numero delle ASL con la riduzione delle loro dimensioni e di quelle dei Distretti, che riportino al decentramento amministrativo e alla prossimità.

Oggi si parla di Case della Comunità e prima si parlava di Case della Salute che se pur piene di contraddizioni avevano finalità chiara e il termine fu coniato da Giulio Maccacaro, dovevano essere articolazione dei Distretti e luoghi di partecipazione. “Comunità” invece è un termine cattolico che rimanda alla sussidiarietà e che “implica un’idea di dentro e fuori (…) C’è chi è dentro la comunità e chi resta al di fuori” (M. Fisher, 2022). Chi ci andrà a lavorare? Il mondo del volontariato con la buona volontà? Le cooperative? Le multinazionali? Che sfrutteranno come sempre le lavoratrici e i lavoratori? Né il DM77 e né il PNRR prevedono assunzioni. E soprattutto perché allora non si ascoltano le comunità dei cittadini dei territori che chiedono servizi e lottano per la riapertura di strutture sanitarie chiuse con i tagli lineari, i commissariamenti, i pareggi di bilancio? Come succede a Roma con Villa Tiburtina, il Forlanini e il San Giacomo?

Riforma dell'organizzazione ospedaliera secondo un modello uniforme sul territorio nazionale che superi la separazione dal territorio e aumento dei posti letto. L’ospedale deve essere parte del territorio, riorganizzato, con nuovi modelli che superino l’organizzazione del lavoro con logiche tayloriste e fordiste da catena di montaggio. La cura del paziente che Cavicchi chiama “esigente” è un’arte e presuppone che tutti i professionisti della salute si coordinino, collaborino, ma siano anche direttamente dipendenti dal SSN come i medici di famiglia/MMG, i pediatri di famiglia/ libera scelta (PLS) e specialisti ambulatoriali convenzionati.

Le donne pagano il prezzo più alto.

Il Covid è stato un rivelatore che ha esasperato ingiustizie e ineguaglianze pre-esistenti.

Una di queste riguarda le donne in sanità, Cavicchi dedica un intero capitolo alle mediche e alla medicina di genere, ma le donne in sanità non sono solo mediche, sono infermiere, fisioterapiste, assistenti sociali, OSS, addette alla mensa e alle pulizia e sanificazione degli ambienti, eccetera e che oggi rappresentano il 67,9% degli operatori sanitari e sono quelle che hanno con rabbia e fatica hanno affrontato la crisi della pandemia che è stata essenzialmente crisi della sanità e crisi della cura (https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3164_2_alleg.pdf).

Nell’anno della pandemia 249 mila donne hanno perso il lavoro e 96 mila erano mamme. Tra queste 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Madri che a causa delle restrizioni e della necessità di seguire i bambini più piccoli, lasciati fuori dagli asili nido e dalle scuole materne, sono state costrette a rivedere la propria posizione lavorativa, sacrificandola per seguire i bambini. Molte mie colleghe sono state costrette a dare le dimissioni perché non riuscivano a conciliare tempi di vita e di lavoro per i turni che avevano. Chi abbandona è chi ha turni e non ha un marito o un compagno o i nonni che possono tenere il figlio. Se chiede il part-time non viene mai accordato.

È stato chiamato “shock organizzativo familiare” durante il periodo di lockdown, o “stress da conciliazione”, l’84,8% di chi lo ha subito erano donne e sono state chiamate “equilibriste” (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-in-italia-2022).

È una società violenta con le donne e quando non è violenta è oppressiva.

È da anni dimostrato che la parità di genere faccia crescere il PIL nei Paesi che la mettono in pratica, anche perché le imprese che la applicano risultano qualitativamente più competitive.

Già tutti gli stipendi in sanità sono più bassi rispetto alla media europea, ma le donne prendono ancora meno. La sola paga oraria è un contenitore troppo piccolo per prenderlo come indice del differenziale salariale tra i generi.

Ci sono altri motivi per cui le donne hanno uno stipendio più basso.

Per esempio:

Ma allora, visto che il “sistema” ragiona a premi, alle donne, bisognerebbe dargli non solo il premio di produzione, ma anche il “premio di riproduzione”, che è il secondo lavoro che fanno a casa, come mamme, badanti quando hanno anche un familiare fragile a casa o quando fanno le maestre come con la DAD durante il lockdown.

Queste motivazioni non escono fuori dai contratti. Però questi sono i motivi reali per cui le donne prendono di meno, non vanno avanti di carriera, non riescono ad accedere alla formazione tanto quanto gli uomini.

Poi ci sono le “dimissioni bianche”. Le donne si dimettono per stare dietro alla famiglia e perché non riescono a conciliare tempi di vita e di lavoro per i turni che hanno, soprattutto in sanità. Chi abbandona è chi ha turni e non ha un marito o un compagno o i nonni che possono tenere il figlio e se chiede il part-time non viene quasi mai accordato.

Potremmo chiamarlo “gender gap velato”. Ed in sanità ce n’è tanto.

Non c’è salute se non c’è salute di genere quindi c’è bisogno di investimenti nella medicina di genere. Riconoscimento e introduzione nei LEA delle cosiddette “malattie invisibili” e cioè: endometriosi, fibromialgia, vulvodinia, dolore pelvico e neuropatia del pudendo, per cui una donna oggi si sente dire o addirittura colpevolizzare: “È solo una cistite”, “Sono le mestruazioni”, “Sei troppo sensibile”, “Sei stressata”, “Fai un figlio e ti passa, vedrai”, “Somatizzi troppo”.

Quindi investimento nella salute della donna con il potenziamento della rete dei consultori (ce ne devono essere 1/20.000 abitanti) che devono tornare ad essere luoghi di partecipazione e di autodeterminazione, di riferimento per l’educazione sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado e rispondere alle esigenze e ai desideri delle donne e delle soggettività LGBTQIAP+ senza discriminazioni legate alle età, alle disabilità o culture o etnie. Contraccezione gratuita e somministrazione della RU486 per l’IVG e respingimento di ogni obiettore dal Servizio Sanitario Nazionale pubblico per l’attuazione del diritto all’aborto.

Introduzione nei LEA di tutte le cure odontoiatriche. Molti studi confermano che la salute orale è indice di povertà, una ricerca del 2014 dimostra che come, raggiunti i 70 anni, le persone povere hanno 8 denti in meno rispetto a quelle ricche. A questo hanno portato le due principali controriforme, come le chiama Cavicchi, alla sanità di serie A e alla sanità di serie B e C dei poveri. E i poveri li si riconosce dai denti, che non riescono a curare e che non hanno più.

(https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=60779)

Blocco dell’autonomia regionale differenziata e modifica del Titolo V della Costituzione attraverso un diverso equilibrio istituzionale tra Stato, Regioni e Comuni come previsto dalla Costituzione.

Abolizione del numero chiuso nei corsi di laurea di medicina e formazione universitaria del medico di famiglia/medicina generale (MMG) attraverso l’istituzione di una specifica specializzazione.

Istituzione di una azienda pubblica di produzione del farmaco.

Per fare questo c’è bisogno di convergere su piattaforme comuni, il più possibile condivise, con i soggetti politici e sociali, gli attivisti e le attiviste del movimento per la salute, femministe e transfemministe, per la pace e per il clima, i lavoratori e i cittadini, perché, dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con la Legge di Riforma Sanitaria n. 883 nel 1978, si è assistito ad un vero e proprio attacco al diritto alla salute con un grave impoverimento culturale, specchio dei cambiamenti della società prodotti dalla progressiva rivincita del sistema di produzione, vita e consumo dominanti fondati sull’accumulazione di capitale e la corsa ai profitti anche in medicina.

Ma non solo. Cavicchi in tutto il libro rivendica che è stata la sinistra ad occuparsi di sanità e non fa certo sconti sulle responsabilità di quello che ha portato al “cinismo delle incapacità”.

Ma oggi di quale sinistra abbiamo bisogno per attuare questo cambiamento di paradigma?

Per il diritto alla salute avremmo bisogno di una sinistra ecosocialista e anticapitalista, femminista e transfemminista, laica, pacifista e nonviolenta.

Subito, della Conferenza sulla sanità, come proposto da E. Turi in questo forum.

È chiedere troppo?

Elisabetta Papini
Coordinatrice Nazionale del Forum per il Diritto alla Salute, attivista di Medicina Democratica

Leggi gli altri interventi al Forum: Cavicchi, L.Fassari, Palumbo, Turi, Quartini, Pizza, Morsiani, Trimarchi, Garattini e Nobili, Anelli, Giustini, Cavalli, Lomuti, Boccaforno, Tosini, Angelozzi, Agnetti, Quici, Agneni, Doni, Sampietro, Garattini e Nobili (2), Mancin, Belleri, Montibeller.

© RIPRODUZIONE RISERVATA