Gravidanza. Il 16% dei decessi materni è dovuto a disturbi ipertensivi, arriva la road map OMS

Gravidanza. Il 16% dei decessi materni è dovuto a disturbi ipertensivi, arriva la road map OMS

Gravidanza. Il 16% dei decessi materni è dovuto a disturbi ipertensivi, arriva la road map OMS

La nuova road map di OMS punta a risvegliare i decisori politici e gli investitori sulla ricerca sui disturbi ipertensivi in gravidanza, tra cui la più grave è la preeclampsia che ancora interessa il 5% delle gravidanze nel mondo. Cinque i punti da sciogliere: in evidenza un maggiore accesso ai farmaci e la realizzazione di linee guida condivise entro fine 2027. LA ROAD MAP

Nel mondo, fino al 15% delle gravidanze viene complicato da disturbi ipertensivi. Da soli rappresentano il 16% dei decessi materni (circa 42 mila decessi all’anno) e provano oltre 500 mila morti e morti neonatali. Nonostante questo le donne in gravidanza non hanno ovunque accesso a misurazioni di base della pressione sanguigna o a test delle proteine urinarie, nonché a farmaci essenziali come aspirina e antiipertensioni.

Inoltre, le donne che hanno avuto presentano un rischio aumentato di sviluppare ipertensione cronica, malattie cardiovascolari, ictus e patologie renali. Anche i bambini esposti durante la vita intrauterina possono presentare un rischio maggiore di malattie cardiovascolari e metaboliche negli anni successivi.

Per questo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i suoi partner hanno lanciato una nuova roadmap globale per affrontare i disturbi ipertensivi della gravidanza, inclusa la preeclampsia che interessa fino al 5% delle gravidanze.

Cinque sono le priorità che la road map sottolinea. In primis, accelerare ricerca e sviluppo di nuovi trattamenti, in quanto non esistono farmaci che trattano o prevengono la preeclampsia. Vengono individuate 20 domande di ricerca prioritarie: biomarcatori angiogenici come PlGF e sFlt-1, screening nel primo trimestre, nuovi bersagli terapeutici, modelli integrati di assistenza e strategie di prevenzione della progressione verso forme gravi.

Il secondo punto è la necessità di sviluppare nuove linee guida entro la fine del 2027, grazie alla collaborazione con FIGO, ICM e ISSHP. Il documento analizza 19 linee guida attualmente in uso e ne evidenzia importanti differenze anche su azioni fondamentali come l’uso dell’aspirina o delle supplementazioni di calcio. Le nuove linee guida dovranno invece essere condivise e adottate universalmente, così da creare un percorso di cura armonizzato.

Garantire l’accesso a farmaci e strumenti di diagnosi è il terzo punto. Le pazienti non sono ancora raggiunte dalle buone pratiche, per quanto presenti, o ai trattamenti più efficaci come aspirina a basso dosaggio, calcio, solfato di magnesio, antipertensivi come labetalolo e nifedipina, dispositivi per la misurazione della pressione arteriosa e test per la proteinuria. Si propone quindi di migliorare l’approvvigionamento, la distribuzione e la sostenibilità economica di queste risorse.

La quarta raccomandazione si intreccia con la quinta, ovvero rafforzare i sistemi sanitari e la formazione del personale sanitario sul tema. A cui si lega a filo doppio la necessità di mobilitare investimenti da parte della politica dei singoli stati, su cui si deve agire prima con una sensibilizzazione dei decisori e poi con nuovi investimenti.

“La preeclampsia può svilupparsi in qualsiasi gravidanza. Se diventi fatale dipende dal fatto che la pressione sanguigna della donna sia stata controllata in tempo e se l’assistenza d’emergenza di qualità fosse a portata di mano quando è diventata grave,” ha dichiarato la dottoressa Pascale Allotey, direttrice del Dipartimento OMS per la Salute Sessuale, Riproduttiva, Materna, Infantile, Adolescenziale e Invecchiamento. “Questa tabella di marcia unisce ricerca, medicinali, orientamento clinico, sistemi sanitari e azioni politiche affinché le possibilità di una donna di sopravvivere alla gravidanza e di avere un bambino non dipendono da dove vive.”

08 Ottobre 2026

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